Lopima liyashisa, lala nzini! (Il sole scotta, stai all’ombra!) –
da “I grandi proverbi Jawa”
Dopo il leggendario furto del Dissipatore di calore, Jik Jik era diventato una celebrità tra i Jawa. I suoi simili lo guardavano con un misto di ammirazione e invidia, sussurrando il suo nome mentre smontavano vaporatori di umidità “presi in prestito” dagli agricoltori di Tatooine. Ma la fama, come la sabbia di Tatooine, tende a infilarsi ovunque.. e a dare fastidio.
Jik Jik aveva bisogno di una nuova sfida. E di un nuovo compagno, visto che C-3P-Oh-No aveva sviluppato un esaurimento nervoso e si rifiutava di uscire dal Sandcrawler.
Fu allora che incontrò Z-99, un droide assassino riprogrammato che aveva un piccolo difetto di fabbrica: invece di uccidere, aveva una passione sfrenata per il giardinaggio. Z-99 era alto, minaccioso, coperto di spuntoni metallici e armato con un arsenale che avrebbe fatto impallidire un incrociatore stellare. Ma passava le sue giornate a cercare di far crescere dei cactus in vecchi elmi da Stormtrooper (non chiediamoci che fine abbiano fatto i loro ex-proprietari).
“Utinni!” esclamò Jik Jik, avvicinandosi al droide. (Traduzione: “Ehi, ammasso di ferraglia, ti va di fare un po’ di soldi veri?”).
Z-99 si voltò lentamente, i suoi fotorecettori rossi che brillavano. “Analisi della richiesta: proposta di arricchimento illecito. Probabilità di successo: 12%. Probabilità di trovare fertilizzante di qualità durante la missione: 88%. Accetto.” E si alzò, portando con se un vasetto.
La loro missione era semplice: recuperare un droide Gonk (quelli che sembrano bidoni della spazzatura con le gambe) che era stato rubato da una banda di predoni Weequay. Il Gonk in questione non era un modello normale; conteneva i codici di accesso al caveau di un casinò su Canto Bight.
I due improbabili eroi si misero in viaggio verso il canyon dove si nascondevano i predoni. Jik Jik non guidava uno speeder.. non poteva ancora permettersi un mezzo così lussuoso. Il suo mezzo di trasporto era però particolarmente azzeccato: una vecchia moto di fabbricazione terrestre, di marca Jawa, arrugginita e rattoppata con nastro adesivo spaziale, mentre Z-99 sedeva dietro, tenendo delicatamente il vasetto con un piccolo germoglio.
Il canyon era una ferita profonda e sinuosa nel cuore delle Distese di Jundland, dove le pareti di arenaria rossa si innalzano verticali per centinaia di metri, creando un labirinto di passaggi così stretti che la luce dei due soli fatica a raggiungerne il fondo. Il vento, incanalandosi tra le rocce, produceva un fischio costante e inquietante, simile al lamento di una creatura ferita, che i Jawa chiamano “la voce del deserto”. Le pareti erano costellate di grotte naturali e sporgenze pericolose, perfette per tendere imboscate a ignari viaggiatori o carovane di droidi.
Nascosto in una rientranza naturale del canyon, protetto da enormi massi caduti, si trovava l’accampamento dei predoni. Non era un luogo di ordine, ma un ammasso caotico di tende fatte di pelle di Bantha e teli mimetici logori, tenuti insieme da cavi d’acciaio e ossa di drago Krayt. Al centro del campo ardeva costantemente un fuoco alimentato da scarti chimici, emettendo un fumo denso e bluastro.

Dopo aver nascosto la moto vicino ad un relitto di una qualche nave spaziale, Jik Jik elaborò un piano. “Utinni, utinni!” (Tu fai confusione, io prendo il “bidone”).
Z-99 annuì. “Affermativo. Inizializzazione protocollo ‘Distrazione Floreale’.”
Il droide assassino si alzò in piedi, estrasse due enormi cannoni blaster e iniziò a sparare… non ai predoni, ma al terreno intorno a loro.
“Cosa diavolo sta facendo?!” urlò il capo dei Weequay, mentre i colpi di blaster sollevavano nuvole di polvere.
“Sto aerando il terreno!” rispose Z-99 con la sua voce metallica. “La consistenza della sabbia è subottimale per la coltivazione delle rose del deserto!”
I predoni rimasero a bocca aperta, troppo confusi per reagire. Jik Jik, approfittando del caos, sgattaiolò nel campo. Trovò il droide Gonk all’interno di una tenda, legato a un palo, che emetteva deboli suoni di protesta (“Gonk… gonk…”).
Jik Jik tirò fuori il suo fidato saldatore laser e liberò il droide. “Utinni!” (Muoviti, ciccione!).
Il Gonk iniziò a camminare goffamente verso l’uscita del campo, ma proprio in quel momento, il capo dei Weequay si riprese dallo shock e vide il Jawa.
“Ehi! Fermate quel topo!” urlò.
I predoni alzarono le armi, ma Z-99 si frappose tra loro e Jik Jik.
“Attenzione,” disse il droide, puntando un lanciamissili. “Avete calpestato i miei semi di petunia. Questo è considerato un atto di guerra.” Z-99 scatenò un inferno di fuoco e fiamme (stando attento a non colpire le zone appena “arate”). I Weequay, terrorizzati dalla furia del droide giardiniere, si diedero alla fuga. Inoltre alcuni massi, staccatisi dalle alture del canyon, caddero fragorosamente sul loro campo, distruggendolo in parte.

Una volta usciti allo scoperto, Jik Jik caricò il Gonk sulla vecchia moto, saltò in sella e fece cenno a Z-99 di salire.
“Missione compiuta,” disse Z-99, sedendosi dietro e controllando il suo vasetto. “Il germoglio è intatto. Fertilizzante ottimale. Una giornata produttiva.”
Mentre sfrecciavano via nel deserto, Jik Jik sorrise sotto il cappuccio. Aveva un nuovo compagno, un droide pieno di codici segreti e una storia incredibile da raccontare.
E forse, solo forse, avrebbe aiutato Z-99 a piantare quel cactus. In fondo, anche un eroe Jawa ha un cuore.
Utinni!

